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19/10/2014, 15:17



L’azzardo-non-è-un-gioco


  



Il Protocollo d'intesa firmato nei giorni scorsi dalla campagna Mettiamoci in Gioco (una rete delle più importanti associazioni nazionali, che ha come portavoce don Zappolini) con Sistema Gioco Italia, la compagine di Confindustria che raccoglie chi lavora nel mondo dell'azzardo legale: «Non si capisce quali risultati questa firma possa portare. È una follia», (come hanno dichiarato il prof. Leonardo Becchetti e Luigino Bruni (Economisti dell'Università degli studi di Roma e fondatori del movimento Slot Mob). Così come è stato formulato allo stato rappresenta un assurdo arretramento rispetto ai contenuti ed agli obiettivi culturali e sociali della mobilitazione messa in campo negli ultimi mesi a livello nazionale (dal Nord al Sud del Paese) dalla stessa rete di associazioni, dai sindaci con il loro Manifesto (già approvato da centinaia di consigli comunali, tra cui quello di Caserta), da tante scuole.

Infatti, costituisce uno strappo sia in termini lessicali – in quanto definisce fuori legge e dannoso solo il gioco d’azzardo illegale – sia in termini di contenuti ambigui e pericolosi, che creano confusione rispetto all’allarme lanciato sulle ricadute devastanti che tale fenomeno sta producendo nel nostro Paese: in primo luogo sul piano umano e psicologico con la crescente diffusione della ludopatia (la dipendenza patologica di tanti soggetti deboli, in primo luogo giovani, donne, anziani ed immigrati); in secondo luogo sul piano economico sociale in quanto oggi il gioco d’azzardo è diventato uno dei veicoli più forti di produzione di riciclaggio di danaro sporco e di economia illegale, essendo in mano ai clan mafiosi, come dimostrano alcuni recenti studi e ricerche – a partire da quello promosso dall’Auser, dall’Arci, dalle Acli e da Libera, con testimonianze e dati impressionanti.

Per questi motivi l’Esecutivo del FTS Casertano chiede alle associazioni contraenti di ritirare la firma e di rivedere tutto, l’impianto dell’accordo, come hanno già fatto alcuni presidenti da  d. Ciotti di Libera a quello delle Acli, come Alea e And). Nello stesso tempo chiede a tutte le associazioni costitutive del FTS, ma anche alle associazioni sindacali e datoriali, di rilanciare a tutti i livelli i valori ed i contenuti  del Manifesto (a partire da quello dei sindaci per la legalità democratica e per il gioco pulito, contro il gioco d’azzardo e le slots mashines.

Va detto che su questo fenomeno è ancora scarsa l’attenzione da parte della società civile, del mondo della cultura, della politica e delle istituzioni. Per le sue implicazioni socioeconomiche e psicologiche (con effetti deleteri sulle persone e sulle famiglie) richiede una più incisiva mobilitazione, a partire dal nostro mondo quello del terzo settore e del volontariato, da parte dei cittadini attivi, in primo luogo tra i giovani e gli studenti.

In tal senso una prima occasione a livello locale viene offerta dal convegno nazionale promosso dall’Auser in collaborazione con il FTS che si svolgerà a Caserta il 6-11-2014 ore 17,00 nella sala del chiostro di S. Agostino sul tema “L’azzardo non è un gioco”, con la partecipazione del Presidente Nazionale Vincenzo Costa ed il Patrocinio del comune di Caserta.

Per tutte le informazioni in merito al Protocollo si possono vedere i due seguenti siti di riferimento:
www.vita.it
www.noslot.org

Pasquale Iorio
GIT Banca Etica
Circolo Vita
Caserta, 18 ottobre 2014
30/05/2014, 19:17



Rilanciare-la-lotta-per-la-legalità-democratica


 Le dichiarazioni di Iovine stanno scoperchiando la cupola di potere e connivenze del sistema di dominio dei casalesi



Dopo Carmine Schiavone ed altri pentiti stavolta a parlare è uno dei capi storici della camorra. E’ allarmante e disarmante il quadro che ne viene fuori, anche con nuove rivelazioni sul grado  di collusione e di scambio tra politica, istituzioni e criminalità con il coinvolgimento di tanti amministratori ed imprenditori.

Questo esito è il frutto del lavoro più innovativo ed efficiente messo in campo dagli organi dello stato e della magistratura nell’opera di prevenzione e repressione. Ma non basta. Occorre reagire allo stupore ed allo sdegno rilanciando un nuovo movimento per affermare la legalità democratica con la mobilitazione delle forze sane e produttive del mondo, della scuola e della cultura, anche per non cadere vittime di un luogo comune: che in questo territorio non si salva nessuno, che tutti siamo coinvolti, come i politici e le imprese che hanno fatto enormi affari con la delinquenza.

E’ vero il contrario: la maggioranza dei cittadini di Terra di Lavoro rimane estranea a questi traffici. Come abbiamo documentato in vari saggi c’è un” Sud che resiste”, fatto di tanti protagonisti che lottano per il riscatto civile e morale.

Oramai abbiamo una bibliografia abbondante di scritti che hanno documentato questo spaventoso “sistema dei casalesi”, da Gomorra a tanti altri (come Paolo Miggiano, Gianni Solino, Raffaele Sardo e i testi del giovane Antonio Moccia, basati su sentenze e materiali giudiziari). Ma quello che manca ora è un’adeguata mobilitazione a partire dalle istituzioni e dal mondo delle imprese e del lavoro – ma anche del terzo settore – come è emerso in alcuni eventi realizzati di recente con scarsa partecipazione ed attenzione. A mio avviso è necessaria una attenta riflessione su cosa sta succedendo sul fronte della lotta per la legalità democratica, in particolare nell’area più tristemente nota come terra di Gomorra. Ho l’impressione che qualcosa si sia incrinato rispetto alla grande stagione di mobilitazione degli anni scorsi, anche sul terreno culturale e civile.

Dopo il clamore mediatico intorno alle dichiarazioni dei pentiti non è possibile abbassare la guardia. In primo luogo occorre avere consapevolezza che è cambiato lo scenario per cui quelle che erano le terre di don Diana oggi sono diventate anche le terre dei fuochi e dei veleni agli occhi dell’opinione pubblica, che richiedono un urgente intervento di bonifica e di messa in sicurezza. C’ è il rischio di un ecocidio non solo ambientale, ma anche morale delle coscienze delle persone e dei cittadini.

Per rimettere in moto il Sud che resiste e che vuole riscattarsi, oggi non bastano più i messaggi simbolici. Occorre rilanciare la capacità e la volontà di fare rete e integrazione tra le forze vive e produttive (come è avvenuto nei momenti più significativi), tra il mondo del terzo settore e del lavoro, tra la società civile e le istituzioni. Ci vuole una narrazione collettiva. Nessuno può pensare di fare da solo, di poter vincere questa lotta impari solo facendo testimonianza con le proprie risorse ed iniziative.

A tal fine occorre rivedere anche alcune buone pratiche, come ad esempio quelle del camper  e degli sportelli antiusura promossi dalla Camera di Commercio – che finora non hanno prodotto risultati soddisfacenti sul piano dell’adesione e della denuncia da parte degli operatori. Come pure deve far riflettere il fatto che non riesce a decollare un progetto rilevante come La Res finanziato dalla Fondazione con il Sud, che dovrebbe promuovere azioni di sviluppo locale con una nuova economica sociale e di rete – in cui non si riesce a mettere in sinergia enti e soggetti impegnati sul fronte dell’uso sociale e produttivo dei beni confiscati alla camorra. E si potrebbero citare anche altre criticità.

Come ha dichiarato di recente Valerio Taglione: “Oggi più che mai è decisivo il ruolo delle istituzioni (a partire dai comuni e dalle scuole) insieme al terzo settore e alle imprese per rilanciare un percorso di riscatto e di cambiamento reale del nostro territorio, fondato su una nuova stagione di mobilitazione, di cittadinanza attiva e coesione sociale”. Bisogna ripartire da qui per superare un clima di distacco, di freddezza, di latitanza, per ricostruire una capacità diffusa di fare rete, di creare relazioni di  fiducia, anche grazie ad una grande campagna di educazione alla cultura della legalità democratica. Su questo un contributo potrebbe venire da quegli esponenti della politica (come la sen. Rosaria Capacchione) che parla di scenari criminali per il nuovo millennio. A lei e a tanti altri (a partire dal movimento sindacale) chiediamo come Forum Terzo Settore Casertano di organizzare una campagna sui temi della politica sana,  civile e della finanza etica.
12/03/2014, 17:02



Invito


 Cerimonia di Inaugurazione dell’Anno Accademico.Università degli Studi di Caserta, 22 anniversario della Fondazione.



Caserta, 19 marzo 2014 ore 17,00
Biblioteca  Diocesi , Piazza Duomo, Caserta

Presenta
don Nicola Lombardi

Comunicazioni
Pasquale Iorio
Nicola Melone
Pasquale Sarnelli


Testimonianze e messaggi:
Gianni Allucci, Gustavo Ascione, Camilla Bernabei, Paolo Broccoli, Ermanno Corsi, Giuseppe De Nitto, Anna Giordano, Giovanni Letizia, Rosa Piccolo, Adolfo Russo e Nando Santonastaso

Nel corso della manifestazione saranno consegnati riconoscimenti Honoris Causa pro “Civitas Casertana” 

Sono stati Invitati Autorità, Rappresentanti  Istituzionali e Culturali.

In collaborazione con:
Movimento per l’Università, Aislo, Biblioteca Diocesana, Consorzio Agrorinasce, GIT Banca Etica,Fondazione Mario Diana,  Forum Terzo Settore, ACLI, ARCI Provinciale, Auser Caserta, Italia Nostra, Legambiente, WWF, UNITRE, COASCA, Casa RUT, Caserta Città di Pace


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